LA DRONE MUSIC – INTERVISTA AD ENRICO COSIMI.

I PRECURSORI

Dopo varie sperimentazioni sul “rumore” da parte dei pionieri della musica elettronica, che durarono per più di cinquant’anni, negli anni sessanta alcuni compositori vollero ritornare a qualcosa di più tonale, questo fu il caso dei Minimalisti Americani, che, sulle orme di Erik Satie (1866-1925), crearono una musica molto orecchiabile e soprattutto fatta con pochissimo materiale sonoro.

Le Gymnopédies sono tre brani per pianoforte composti da Erik Satie fra il febbraio e l’aprile 1888, pubblicati a Parigi nel 1888.

Il minimalismo altro non fu che la conseguenza di una progressiva riduzione del materiale sonoro introdotta da quattro compositori americani: La Monte Young, Terry Riley, Steve Reich e Philip Glass. Il primo di questi, La Monte Young, fu anche considerato il precursore di un genere musicale oggi molto attuale, la Drone Music, che, come vedremo nelle prossime righe, ha origini molto più antiche.

Lo stesso Young nel 2000 la definì “la branca timbrica prolungata del minimalismo”.

A partire da questi anni la lista di musicisti che hanno sperimentato sulla musica Minimale, Ambient e Drone diventa lunga, ma noi oggi, per capire meglio di cosa si tratta, parleremo con il maggiore esponente italiano di questo genere musicale, Enrico Cosimi.

LA DRONE MUSIC

In musica, il bordone, in inglese drone, è un effetto armonico o monofonico di accompagnamento, in cui una nota, un accordo o un cluster sono suonati in modo continuo per buona parte della composizione, sostenuti o ripetuti, dando anche la tonalità alla stessa composizione. 

L’uso del bordone ha origini antiche, veniva spesso usato nella musica popolare cinese o ancora in quella dell’ India dell’ est e nell’ Europa dell’ ovest.

Il bordone è anche la parte di alcuni strumenti musicali capaci di produrre note sostenute, come ad esempio le launeddas sarde, il sitar, le cornamuse e la quinta corda del banjo, anch’essa atta a produrre bordoni.

Federica Lecca

Nel corso degli anni diversi compositori di musica classica sperimentarono il bordone, a partire degli anni sessanta, dopo le nozioni di La Monte Young, troviamo la drone music anche nel primo album dei Velvet Underground, ed in particolare in “Loop” del 1966, una traccia composta dal loro membro John Cale, che fece parte anche del Theatre of Eternal Music, un gruppo musicale specializzato in performance multimediali, composto da La Monte Young, Marian Zazeela, Tony Conrad, Angus MacLise, Terry Jennings ed altri. 

Più tardi lo stesso Lou Reed pubblicò un doppio album basato sui feedback di chitarra che presenta anche bordoni: Metal Machine Music del 1975.

Ad oggi, molti altri compositori si sono avvicinati a questo genere musicale che trova il suo massimo sviluppo negli ultimi anni anche grazie all’utilizzo dei sintetizzatori e dei sintetizzatori modulari. 

La caratteristica principale di questa musica sta nel suo “scavare” dentro al suono.

Ascoltare il ronzio di un suono che può sembrare sempre costante, significa ascoltare un intricato schema di armoniche e micro-toni mutevoli, che si muovono tra dissonanza e consonanza invitando ad un totale assorbimento nello spazio sonoro che ci circonda.

La Drone Music è pura vibrazione che ci colpisce e ci influenza, del resto, tutto è vibrazione!

CHI È ENRICO COSIMI

In Italia abbiamo uno dei maggiori esponenti di questo genere, Enrico Cosimi, che ci ha dato il piacere di potergli porre qualche domanda. 

Ma chi è Enrico Cosimi?

Enrico Cosimi, oltre ad essere una persona estremamente gentile e disponibile è anche un immenso conoscitore di sintetizzatori nonché musicista e professore universitario di musica elettronica. 

Nasce a Roma nel 1961, ha un Diploma in pianoforte (Conservatorio “F. Morlacchi”- Perugia, con V. Di Bella), una Laurea in Archeologia presso l’Università “La Sapienza” – Roma, un Dottorato in Topografia presso l’Università di Salerno. Ha studiato Composizione con T. Procaccini a Roma e Musica Elettronica con N. Parent – Laval University of Quebec. Oltre al pianoforte, suona l’organo Hammond, i sintetizzatori, il theremin ed il basso elettrico. 

SuperQuark – Enrico Cosimi al Theremin

Docente di Musica Elettronica all’Università di Roma Tor Vergata (Corso di Laurea in Tecnologia dei Media e della Comunicazione), insegna Sintetizzatori Virtuali presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma, nel Biennio di Composizione Multimediale.

Ha pubblicato manuali sul funzionamento dei sintetizzatori (Anthropos, 1985; Il Musichiere, 2003; Tecniche Nuove, 2009, Edizioni Curci 2017 e 2018) e (a suo nome, come Theatrum Chemicum, come TauCeti e con altri pseudonimi) numerosi album di musica elettronica.

Su YouTube si possono ascoltare diverse sue performance musicali, ma lasciamo spazio al Maestro Enrico e alle sue perle di saggezza.

Enrico, Perchè la Drone Music?

É un modo di suonare quasi omeopatico: più togli e più funziona – ovviamente occorre accettare i confini del vocabolario espressivo proprio del genere. 

Come sei arrivato alla Drone Music?

In modo molto banale, passati i furori adolescenziali – durante i quali la conferma tecnica del “quanto sei veloce” sembra importantissima – si finisce per realizzare una sorta di percorso a sottrazione: meno cose metti in movimento per fare musica, maggiore è la concentrazione.

Richard Lainhart, un fenomenale musicista elettronico, parlava di ricerca “microscopica” applicata al suono… Insomma, se accetti la sfida e riesci a togliere più cose possibili alla costruzione musicale puoi arrivare a una condizione essenziale nella quale l’ascolto è quasi fisico.

Riesci a concentrati sulle micromodulazioni all’interno del suono e ti rendi conto che il tuo organismo risponde alle onde che crei. Non è per tutti, non è un percorso immediato, in parecchie persone induce un senso di ansia oppressiva (o, nel migliore dei casi, di noia insopportabile), ma per quei pochi che riescono a sintonizzarsi sul passo lento e quasi impercettibile della Drone, la soddisfazione è sicura.

Artisti contemporanei Drone Preferiti?

Steve Roach nel suo periodo più rarefatto, poi – ovviamente – il mio ex compagno di avventure Gianluigi Gasparetti/Oöphoi, che ormai da sette anni suona con gli angeli. 

Sintetizzatori consigliati, per chi inizia e per chi pratica già, (indiscrezioni sulle prossime novità)?

Puoi fare Drone con tanti metodi, non necessariamente esoterici o costosi: il punto chiave è che devi riuscire a far funzionare lo strumento come DEVE funzionare per poter fare Drone.

Non c’è bisogno di articolazione ritmica, non servono generatori di inviluppo o altri tipi di organizzazione ritmica.

Se la struttura originale dello strumento prevede una subordinazione obbligata dell’emissione sonora all’innesco di “un evento sonoro definito nel tempo”, le cose possono diventare scomode.

Nei decenni passati, si usava bloccare i tasti dei sintetizzatori con nastro adesivo, o fogli di carta piegati in quattro, o peggio con i cappucci delle penne a sfera… in ogni caso, oggi è meno difficile (o più facile) perché il rinato interesse per l’elettronica analogica ha riportato in vita i vecchi sistemi modulari o, quantomeno, gli strumenti che possono essere usati con un approccio meno convenzionale.

Quali macchine usi nelle tue performance?

Ci sono degli strumenti ricorrenti, che porto con me quasi sempre, e altri che invece sono usati a rotazione in base allo spazio disponibile sul palco, al numero dei liveset nella stessa serata (se ci sono cambi da fare, è meglio viaggiare leggeri per semplificare al massimo le operazioni di montaggio e smontaggio), eccetera.


Il punto attorno tutto il resto della strumentazione ruota è il mixer analogico: ho bisogno di un mixer che non solo deve avere un numero sufficiente di canali in ingresso (nel mio caso, sedici), ma deve offrire anche il maggior numero possibile di mandate ausiliarie per poter intervenire sulla generazione sonora elaborando il timbro con trattamenti esterni (principalmente, linee di ritardo e riverberazione).

Nel mio caso, da diversi anni trascino sul palco un mixer dotato di 16 canali e 6 mandate aux simultanee che sono collegate a processori Eventide, Electro Harmonix, Strymon, TC Elektronic.

In questo modo, posso anche portare un unico strumento che – fisicamente – produce il suono, ma poi posso cucinarlo simultaneamente in sei pietanze diverse, che a loro volta possono essere influenzate ciascuna dagli altri cinque trattamenti.

Non uso computer dal vivo perché ci passo la vita davanti quando faccio lezione e, sinceramente, non ne posso più e non tollererei di vedermelo davanti anche sul palco – oltre al fatto che mi annoia terribilmente vedere o subire l’interazione ridotta al minimo contatto con mouse o trackpad. 

Nei decenni passati, con Oöphoi abbiamo sperimentato tanto col nastro magnetico (spostavamo un venerando Revox A77) e con le possibilità di registrare e rimandare flussi audio prodotti dal vivo catturandoli con una batteria di registratori DAT-Digital Audio Tape, MiniDisc e altri formati a due tracce disponibili all’epoca. Poi, c’è stata la fase dei looper, per catturare porzioni di audio e sovrapporle.

La chiave di tutto, e il criterio con il quale valuto l’opportunità o meno di portare con me una macchina sul palco è la sua possibilità di generare audio in maniera fluida e ininterrotta quale che siano le operazioni che faccio sul suo pannello comandi.

Da questo punto di vista, è molto meglio una struttura limitata, ma completamente accessibile e controllabile piuttosto che un sistema potentissimo, ma nidificato in una serie di menu a display difficilmente raggiungibili. Su questo non ho dubbi.

Quasi sempre, come dicevo, porto con me il Moog Werkstatt o il Moog Mother-32; se c’è spazio e la logistica lo permette, porto con me la valigetta EMS Synthi AKS e l’altra valigetta Buchla Music Easel. Con questi quattro strumenti posso suonare per anni, fintanto che qualcuno non stacca la corrente…

Ho un rapporto altalenante con i polifonici che, in modo abbastanza simile, ho consumato durante la professione quotidiana e che quindi preferisco non avere in giro anche quando mi diverto; se richiesto, porto con me il Sequential Prophet 6 e, da poco, il Novation Summit – di quest’ultimo, ho fatto il sound design producendo diversi timbri originali che poi sono finiti nella sound library fornita in dotazione con lo strumento. 

Quali sono gli audio effects che odi e quali, invece, i tuoi preferiti?

Non posso fare a meno di delay e riverbero (sarà perché, da adolescente, erano tecnologie talmente costose da risultare inavvicinabili…); come dicevo prima, Strymon, Eventide, TC, Electro Harmonix hanno caratteristiche timbriche e operative spettacolari, specie se come me, suoni improvvisando sul pannello comandi.

Non mi interessa che ci sia la memorizzazione dei parametri perché, suonando da solo e facendo Drone, il liveset si traduce in un flusso di improvvisazione che per forza di cose è diverso ogni sera pur contenendo delle “macro aree” di riferimento timbrico.

Non sopporto, da sempre, i delay a nastro e – in generale – l’uso feticisti di tecnologia limitata nelle prestazioni ma idolatrata in quanto vintage.

Un Minimoog che ha 50 anni continua a suonare meglio di un synth analogico contemporaneo, un delay analogico che ha 40 anni suona malissimo se paragonato ad un apparecchio contemporaneo. Bisogna essere sufficientemente onesti per riconoscerlo. 

Sintesi sonore preferite?

Non portando laptop sul palco, sono limitato per forza di cose alla sintesi sottrattiva analogica in tutte le sue declinazioni, alla modulazione di frequenza lineare e, da quando è entrato a regime il Novation Summit, l’audio in tabella sottoposto a wavetable position modulation.

Niente di particolarmente esoterico; le “specialità sonore” escono fuori o quando sei in studio o quando fai lezione davanti al PC; dal vivo, senza laptop, bisogna correre.

Che dire?

Grazie per la tua disponibilità e cortesia. Non si può non essere tuoi fans!

Alla prossima! 

Symple Synth!

Il “Rumore Rosa” II Parte

Hidegard Westerkamp

Hidegard Westerkamp nasce a Osnabrück in Germania ed emigra in Canada nel 1968.

 Negli anni ’60 collabora con il World Soundscape Project istituito da Murray Schafer, noto per aver collegato la musica e l’ecologia, presso la Simon Fraser University a Burnaby, Vancouver.

Questi concetti sono sviluppati diffusamente in una pubblicazione di Schafer che si intitola Il paesaggio sonoro.

La prima parte dell’articolo a questo link https://www.simplesynth.com/il-rumore-rosa-2/

Chitarra Midi

chitarra midi

È una chitarra o un midi controller? È un midi controller che si usa come una chitarra? Ma posso usare altri suoni con la “Midi Guitar” ? Proprio così, ora possiamo suonare i preset dei nostri VST con una chitarra MIDI !

Ideali per imparare a suonare lo strumento, hanno un software dedicato che vi permetterà di apprendere l’uso di una chitarra in modo del tutto indipendente, potrete decidere come e quando seguire le lezioni oppure già sperimentare con programmi e plugin.

La chitarra midi è ideale per chi viaggia e per chi studia, per chi vuole iniziare a suonare la chitarra e per sperimentare nuovi metodi di produzione musicale avendo poco spazio. Immaginate di suonare dei pad suonando un accordo pieno, o eseguire delle linee di basso eseguendo una tecnica di Tapping su questo midi controller!

DJ HELL

L’artista musicale che prenderemo in esame in questo articolo è DJ HELL, produttore tedesco con più di 40 anni di attività nel mondo della musica, a lui si attribuisce di far parte dei i creatori del genere Electroclash, produttore, proprietario di etichetta, attivista politico e direttore artistico, insomma ha tutto quello che serve per potersi definire icona artistica.

Leggi tutto “DJ HELL”

Il “Rumore Rosa” I Parte

Teresa Rampazzi

Premessa

In questo articolo sul “Rumore Rosa” racconteremo delle pioniere della Musica Elettronica alle quali dobbiamo un grazie enorme.

Il Rumore Rosa, quí, non è inteso come un suono che ha tutte le frequenze (parente del rumore bianco) e che diminuisce di intensità con l’aumentare della frequenza, ma è inteso come un connubio tra donne e Musica Elettroacustica.

Per le donne, in passato, era impossibile avvicinarsi al mondo della musica se non per ‘abbellimento’ personale. Tutto questo, oggi, può sembrarci normale, ma vediamo più da vicino come è avvenuto questo passaggio attraverso una serie di articoli che trattano l’argomento delle donne nella Musica Elettronica.