Migliori Controller per Ableton Live

In questo articolo parleremo dei migliori controller per Live Ableton, strumenti che ci accompagneranno in studio o sul palco durante le nostre performance. Live Ableton è un programma completo per fare musica, e un buon controller è quello che serve per usare al meglio il programma.

Se pensate ad Ableton, pensate alle clips colorate, alla loro gestione e a come interagire creativamente con esse. Clip midi, audio, effetti, vst, e parametri che vogliamo “toccare con mano”.

Vengono in nostro aiuto i midi controller, ce ne sono di vari tipi e ne abbiamo parlato già in precedenza. Per Ableton, esistono appositi controller, macchine create apposta per l’immediato controllo della daw.

LINEE GUIDA GENERALI

Live Ableton all’inizio fu concepito come sequencer per loop, per essere usato nella sua “clip view”. Successivamente venne ampliato con tutto quello che ora lo rende idoneo all’editing audio e midi.

Sono stati creati midi controller con fader per controlli lineari, knobs per controlli rotativi e pad per controlli del tipo on/on. I controller che esamineremo hanno tutto quello che serve per fa si che Ableton abbia tutti i controlli necessari per l’utilizzo.

ABLETON PUSH

È il controller Ableton per eccellenza, sviluppato apposta per fornire all’utente una griglia con cui controllare la clips view e controlli per operare sulle device Instruments ed Effects. La griglia pad può anche essere usata come “tastiera” per suonare, registrare e mettere in sequenza le note musicali.

Controller Ableton Push

Ne esistono due versioni, la prima e la seconda. La prima differenza che salta all’occhio è lo schermo che nel due fornisce molte più opzioni di controllo delle device e dei campioni audio. Possiamo tranquillamente dire che permetterebbe l’utilizzo di Ableton senza interagire direttamente col computer.

Per la quantità e la qualità di operazioni che queste macchine permettono di eseguire, non abbiamo preferenze tra i due modelli, sono entrambi pronti all’uso e istintivi nel flusso di lavoro. La differenza di prezzo tra le due macchine permette di risparmiare senza aver meno delle qualità gestionali della macchina.

Controller Ableton Push 2

NOVATION LAUNCHPAD

Il controller Novation Launchpad a differenza dei modelli Ableton Push, non ha uno schermo, quindi necessita dello schermo del computer per operazioni mirate a file audio/midi e alla gestione delle device. Anche lui dotato di una griglia con 64 pad e di clips che replicano il colore di quelle sullo schermo del computer.

A lato della griglia, tutti i controlli relativi alla clips view, al mixer, ai send/return, alla registrazione e alle impostazioni di lavoro. Premendo i giusti tasti, si passa dalla modalità play per usare le device instrument alla modalità mixer che permette il controllo volumi, l’on/of delle tracce, il panpot, gli effetti in mandate e altre opzioni.

Novation Launchpad series

La produzione dei Launchpad risale a parecchi anni fa e ogni nuovo prodotto ha portato sempre nuove migliorie fino a questi ultimi modelli. Esistono diversi prezzi per diversi Launchpad ma tutti hanno ottime prestazioni. Nel video ufficiale, una breve dimostrazione di come lavora il Launchpad PRO Novation.

NOVATION LAUNCHCONTROL XL

Complementare al Launchpad, il Launchcontrol XL ti permette di avere tutti quei controlli lineari e rotativi che non ci sono nel controller sopracitato. L’ accoppiata dei due controlli è ideale per avere piena e chiara gestione del programma.

Novation Launchcontrol XL e Launchpad PRO

Nel video, una dimostrazione di utilizzo combinato tra i due controller.

AKAI APC40 MKII

Akai APC40 MkII

Un altro controller per Ableton Live è l’Akai APC40 MkII, anche lui dotato di griglia (però più piccola, 40 clips contro le 64 dei modelli precedenti) e controlli lineari/rotativi per un pieno controllo delle device e del flusso di lavoro. Questo prodotto deriva da una forte collaborazione tra Live Ableton e Akai Professional, porta con se la comodità e la praticità di un vero “strumento musicale”.

AKAI APCKey 25

Akai APCKey 25

Un altro controller per Ableton Live, AKAI APCKey 25, più piccolo e limitato nei comandi, ma dotato di tastiera da 2 ottave ed ha l’essenziale per eseguire un live o per produrre in studio. È dotato di 8 knobs assegnabili come controllo di device, volumi o mandate di effetti.

AKAI MIDIMIX

Controller leggero e comodo creato esclusivamente per gestioni di parametri lineari e rotativi, L’ Akai MIDIMIX è fornito di 8 fader e tre knobs per canale. I suoi controlli possono essere assegnati a qualsiasi Device di Ableton.

CONCLUSIONI

Scegliere il giusto controller per Ableton non è facile se prima non si capisce come strutturare il proprio modo di lavorare con questo programma, dopo di che, saremo in grado di capire se preferiamo controlli lineari, o rotativi o pad, e tra tutti questi scegliere il controller più adeguato a noi. Con un pò di inventiva ogni controllo è ottimale per far eseguire ad Ableton quello che abbiamo in mente, ma è vero anche che non aver problemi per la mancanza di qualche controllo è un “lusso”.

Migliori controller per Live Ableton si conclude qua. Speriamo di esservi stati d’ aiuto nel capire come approcciarvi ad un controllo mirato per Ableton Live, prezzi, dimostrazioni e pareri ce ne sono a volontà, a voi la scelta. Ciao!

FATBOY SLIM la sua storia e i grandi successi

Gli inizi anni ’80

Fatboy Slim è uno dei più importanti produttori e musicisti inglesi di musica elettronica e non. La sua carriera nel mondo della musica inizia negli anni ’80 e continua tutt’ora.

Tanti progetti, album, premi e collaborazioni, le sue musiche sono conosciute in tutto il mondo e i suoi dj set sono esperienze da vivere.

A metà degli anni ’80, Norman Cook (nato Bromley, 31 luglio 1963) si trasferisce dal sud-est di Londra a Brighton per entrare come bassista nel gruppo Housemartins.

Il gruppo ottiene subito un grande successo con i suoi testi impegnati nel politico-sociale, ma nell’88, la band decide di sciogliersi non sentendosi adeguata per gli stili e i nuovi gruppi che si affermavano man mano.

INIZI CARRIERA

Negli anni ’90 Norman Cook inizia la sua carriera musicale e forma il progetto Beats International, mixando assieme generi come il Dub, il Funk e il Soul.

La storia dei Beats International termina con una causa giudiziaria (persa da Norman Cook) a causa di un campione del gruppo punk The Clash non autorizzato all’interno della traccia “Due Be Good To Me”.

Norman cambia ancora stile, e dà vita al progetto Freak Power, ottenendo subito successo con la traccia Turn On, Tune In, Cop Out.

Inizia inoltre il progetto Pizzaman, esclusivamente house music.

Diviene co-gestore di un Club a Brighton, il BIG BEAT BOUTIQUE e forma il progetto Mighty Dub Katz.

ANNI 90, FATBOY SLIM

Nel 1996 fonda la sua etichetta discografica la Skint Records e ufficializza la scelta dello pseudonimo FATBOY SLIM. Esce il suo primo album da solista BETTER LIVING THROUGHT CHEMISTRY e il singolo è Everybody Needs a 303. Ed è subito Acid House.

Nel 1998 il secondo album di Fatboy Slim, si rivela un successo mondiale, “You’ve Come a Long Way, Baby“. L’ album vende 4 milioni di copie nel mondo e ottiene il disco di platino negli USA. Due sono gli estratti dall’album che lo affermano nel paesaggio musicale mondiale, The Rockafeller Skank

e Right Here, Right Now.

ANNI 2000

Nel 2000 pubblica il terzo album, Halfway Between the Gutter and the Stars, collaborando con artisti del calibro di Macy Gray, Bootsy Collins e Christopher Walken nel video di Weapon of Choice

e campiona la voce di Jim Morrison in Sunset (Bird of Pray).

Il suo marchio di fabbrica sono i concerti sulle spiagge, in particolare quelle di Brighton, dove nel 2002 suona davanti a 250000 persone. La gran affluenza di persone ai suoi concerti, i luoghi scelti e gli scarsi controlli di sicurezza, portarono alla morte di due partecipanti e Fatboy Slim fece un annuncio che “mai più avrebbe rifatto un concerto in spiaggia se prima non si fossero attuate soluzioni di sicurezza adeguate”.

Nel 2004 esce il suo quarto album, Palookaville, un album molto più “suonato” che “realizzato al computer”. L’album segna una “svolta” nelle produzioni di Fatboy Slim. In questo album suona il basso, ma non ottiene il successo degli album precedenti.

Collabora a livello mondiale con artisti del calibro di Madonna e Robbie Williams, Buena Vista Social Club da Cuba, Iggy Pop, i Cornershop, Damon Albarn dei Blur e David Byrne dei Talking Heads, col quale sviluppa un musical su Imelda Marcos, moglie del dittatore filippino Ferdinand Marcos.

STILE MUSICALE

I Chemical Brothers avevano fuso hip-hop e techno creando il big beat, Norman Cook fonde assieme rock, funk, jazz, contribuendo a rafforzare quel sound Inglese famoso in tutto il mondo. L’ eclettico artista passa dalla house alla techno al big beat lasciando tutti i fans entusiasti e divertiti.

SITO UFFICIALE : www.fatboyslim.net

DRONE MUSIC, INTERVISTA AD ENRICO COSIMI

I PRECURSORI

Dopo varie sperimentazioni sul “rumore” da parte dei pionieri della musica elettronica, che durarono per più di cinquant’anni, negli anni sessanta alcuni compositori vollero ritornare a qualcosa di più tonale.

Questo fu il caso dei Minimalisti Americani, che, sulle orme di Erik Satie (1866-1925), crearono una musica molto orecchiabile e soprattutto fatta con pochissimo materiale sonoro.

Le Gymnopédies sono tre brani per pianoforte composti da Erik Satie fra il febbraio e l’aprile 1888, pubblicati a Parigi nel 1888.

Il minimalismo altro non fu che la conseguenza di una progressiva riduzione del materiale sonoro introdotta da quattro compositori americani: La Monte Young, Terry Riley, Steve Reich e Philip Glass.

Il primo di questi, La Monte Young, considerato il precursore di un genere musicale oggi molto attuale, la Drone Music, che, come vedremo nelle prossime righe, ha origini molto più antiche.

Lo stesso Young nel 2000 la definì “la branca timbrica prolungata del minimalismo”.

A partire da questi anni la lista di musicisti che hanno sperimentatola musica Minimale, Ambient e Drone diventa lunga, noi, parleremo con il maggiore esponente italiano di questo genere musicale, Enrico Cosimi.

LA DRONE MUSIC

ll bordone, (in inglese drone), è un effetto armonico o monofonico di accompagnamento, in cui una nota, un accordo o un cluster sono suonati in modo continuo per buona parte della composizione, sostenuti o ripetuti, dando anche la tonalità alla stessa composizione. 

L’uso del bordone ha origini antiche. Veniva spesso usato nella musica popolare cinese, in quella dell’ India dell’ est e nell’ Europa dell’ ovest.

Il bordone è anche la parte di alcuni strumenti musicali capaci di produrre note sostenute, come ad esempio le launeddas sarde, il sitar, le cornamuse e la quinta corda del banjo.

Federica Lecca

Nel corso degli anni diversi compositori di musica classica sperimentarono il bordone, a partire degli anni sessanta, dopo le nozioni di La Monte Young, troviamo la drone music anche nel primo album dei Velvet Underground, in particolare in “Loop” del 1966, una traccia composta dal loro membro John Cale, che fece parte anche del Theatre of Eternal Music, un gruppo musicale specializzato in performance multimediali, composto da La Monte Young, Marian Zazeela, Tony Conrad, Angus MacLise, Terry Jennings ed altri. 

Più tardi lo stesso Lou Reed pubblicò un doppio album basato sui feedback di chitarra che presenta anche bordoni: Metal Machine Music del 1975.

Molti compositori si sono avvicinati a questo genere musicale che trova il suo massimo sviluppo negli ultimi anni grazie all’utilizzo dei sintetizzatori principalmente modulari, ma non solo. 

La caratteristica principale di questa musica sta nel suo “scavare” dentro al suono.

Ascoltare il ronzio di un suono che può sembrare sempre costante, significa ascoltare un intricato schema di armoniche e micro-toni che si muovono tra dissonanze e consonanze, invitando ad un totale assorbimento nello spazio sonoro che ci circonda.

La Drone Music è pura vibrazione che ci colpisce e ci influenza, del resto, tutto è vibrazione!

CHI È ENRICO COSIMI

Enrico Cosimi

In Italia abbiamo uno dei maggiori esponenti di questo genere, Enrico Cosimi, che ci ha dato il piacere di potergli porre qualche domanda. 

Ma chi è Enrico Cosimi?

Enrico Cosimi, è una persona estremamente gentile e disponibile è anche un immenso conoscitore di sintetizzatori nonché musicista e professore universitario di musica elettronica. 

Nasce a Roma nel 1961, ha un Diploma in pianoforte (Conservatorio “F. Morlacchi”- Perugia, con V. Di Bella), una Laurea in Archeologia presso l’Università “La Sapienza” – Roma, un Dottorato in Topografia presso l’Università di Salerno. Ha studiato Composizione con T. Procaccini a Roma e Musica Elettronica con N. Parent – Laval University of Quebec. Oltre al pianoforte, suona l’organo Hammond, i sintetizzatori, il theremin ed il basso elettrico. 

SuperQuark – Enrico Cosimi al Theremin

Enrico è insegna Musica Elettronica all’Università Tor Vergata a Roma (Corso di Laurea in Tecnologia dei Media e della Comunicazione), insegna Sintetizzatori Virtuali presso il Conservatorio di S. Cecilia di Roma, nel Biennio di Composizione Multimediale.

Ha pubblicato manuali sul funzionamento dei sintetizzatori (Anthropos, 1985; Il Musichiere, 2003; Tecniche Nuove, 2009, Edizioni Curci 2017 e 2018) e (a suo nome, come Theatrum Chemicum, come TauCeti e con altri pseudonimi) numerosi album di musica elettronica.

Su YouTube si possono ascoltare diverse sue performance musicali, ma lasciamo spazio al Maestro Enrico e alle sue perle di saggezza.

Enrico, Perchè la Drone Music?

É un modo di suonare quasi omeopatico: più togli e più funziona – ovviamente occorre accettare i confini del vocabolario espressivo proprio del genere. 

Come sei arrivato alla Drone Music?

In modo molto banale, passati i furori adolescenziali, durante i quali la conferma tecnica del “quanto sei veloce” sembra importantissima, si finisce per realizzare una sorta di percorso a sottrazione: meno cose metti in movimento per fare musica, maggiore è la concentrazione.

Richard Lainhart, un fenomenale musicista elettronico, parlava di ricerca “microscopica” applicata al suono, se accetti la sfida e riesci a togliere più cose possibili alla struttura musicale, puoi arrivare a una condizione essenziale nella quale l’ascolto è quasi fisico.

Riesci a concentrati sulle micromodulazioni all’interno del suono e ti rendi conto che il tuo organismo risponde alle onde che crei. Non è per un genere per tutti, in parecchie persone induce un senso di ansia oppressiva (o, nel migliore dei casi, di noia insopportabile), ma per quei pochi che riescono a sintonizzarsi sul passo lento e quasi impercettibile della Drone, la soddisfazione è sicura.

Artisti contemporanei Drone Preferiti?

Steve Roach nel suo periodo più rarefatto, poi – ovviamente – il mio ex compagno di avventure Gianluigi Gasparetti/Oöphoi, che ormai da sette anni suona con gli angeli. 

Sintetizzatori consigliati, per chi inizia e per chi pratica già (indiscrezioni sulle prossime novità)?

Puoi fare Drone con tanti metodi, non necessariamente esoterici o costosi: il punto chiave è che devi riuscire a far funzionare lo strumento come DEVE funzionare per poter fare Drone.

Non c’è bisogno di articolazione ritmica, non servono generatori di inviluppo o altri tipi di organizzazione ritmica.

Se la struttura originale dello strumento prevede una subordinazione obbligata dell’emissione sonora all’innesco di “un evento sonoro definito nel tempo”, le cose possono diventare scomode.

Negli anni passati, si usava bloccare i tasti dei sintetizzatori con nastro adesivo, o fogli di carta piegati in quattro, o peggio con i cappucci delle penne a sfera. In ogni caso, oggi è meno difficile (o più facile) perché il rinato interesse per l’elettronica analogica ha riportato in vita i vecchi sistemi modulari o, quantomeno, gli strumenti che possono essere usati con un approccio meno convenzionale.

Quali macchine usi nelle tue performance?

Ho degli strumenti ricorrenti, che porto con me quasi sempre, altri che invece sono usati in base allo spazio disponibile sul palco, e al numero dei liveset nella stessa serata (se ci sono cambi da fare, è meglio viaggiare leggeri per semplificare le operazioni di montaggio e smontaggio).


Il punto su cui ruota tutto il resto della strumentazione, è il mixer analogico: ho bisogno di un mixer che non solo deve avere un numero sufficiente di canali in ingresso (nel mio caso, sedici), ma deve offrire anche il maggior numero possibile di mandate ausiliarie per poter intervenire sulla generazione sonora elaborando il timbro con trattamenti esterni (principalmente, linee di ritardo e riverberazione).

Nel mio caso, da diversi anni trascino sul palco un mixer dotato di 16 canali e 6 mandate simultanee che sono collegate a processori Eventide, Electro Harmonix, Strymon, TC Elektronic.

In questo modo, posso anche portare un unico strumento che produce il suono, per poi cucinarlo simultaneamente in sei pietanze diverse, che a loro volta possono essere influenzate ciascuna dagli altri cinque trattamenti.

Computer o no?

Non uso computer dal vivo perché ci passo la vita davanti, quando faccio lezione, e sinceramente, non ne posso più e non tollererei di vedermelo davanti anche sul palco – oltre al fatto che mi annoia terribilmente vedere o subire l’interazione ridotta al minimo contatto con mouse o trackpad. 

Nei decenni passati, con Oöphoi abbiamo sperimentato tanto col nastro magnetico (spostavamo un venerando Revox A77) con le possibilità di registrare e rimandare flussi audio prodotti dal vivo catturandoli con una serie di registratori DAT-Digital Audio Tape, MiniDisc e altri formati disponibili all’epoca. Poi, c’è stata la fase dei looper, per catturare porzioni di audio e sovrapporle.

La chiave di tutto, è il criterio con il quale valuto l’opportunità o meno di portare con me una macchina sul palco, è la sua possibilità di generare audio in maniera fluida e ininterrotta quale siano le operazioni che faccio sul suo pannello comandi.

Da questo punto di vista, è molto meglio una struttura limitata, completamente accessibile e controllabile, piuttosto che un sistema potentissimo, ma composto da una serie di menu a display difficilmente raggiungibili. Su questo non ho dubbi.

Porto con me il Moog Werkstatt o il Moog Mother-32 e se c’è spazio e la logistica lo permette, porto con me la valigetta EMS Synthi AKS e l’altra valigetta Buchla Music Easel. Con questi quattro strumenti posso suonare per anni, fintanto che qualcuno non stacchi la corrente!

Ho un rapporto altalenante con i polifonici che consumo durante la professione quotidiana e che quindi preferisco non avere in giro anche quando mi diverto.

Se richiesto, porto con me il Sequential Prophet 6 e, da poco, il Novation Summit, di quest’ultimo, ho fatto il sound design producendo diversi timbri originali che poi sono finiti nella sound library fornita in dotazione con lo strumento. 

Quali sono gli audio effects che odi e quali, invece, i tuoi preferiti?

Non posso fare a meno di delay e riverbero (sarà perché, da adolescente, erano tecnologie talmente costose da risultare inavvicinabili…); come dicevo prima, Strymon, Eventide, TC, Electro Harmonix hanno caratteristiche timbriche e operative spettacolari, specie se come me, suoni improvvisando sul pannello comandi.

Non mi interessa la memorizzazione dei parametri, suonando da solo e facendo Drone, il liveset si traduce in un flusso di improvvisazione che per forza di cose è diverso ogni sera, pur contenendo delle “macro aree” di riferimento timbrico.

Non sopporto, da sempre, i delay a nastro e – in generale – l’uso feticisti di tecnologia limitata nelle prestazioni ma idolatrata in quanto vintage.

Un Minimoog che ha 50 anni suona meglio di un synth analogico contemporaneo, un delay analogico che ha 40 anni suona malissimo paragonato ad un apparecchio contemporaneo. Bisogna essere sufficientemente onesti per riconoscerlo. 

Sintesi sonore preferite?

Non portando con me laptop sul palco, sono limitato per forza di cose alla sintesi sottrattiva analogica in tutte le sue declinazioni, alla modulazione di frequenza lineare e all’audio in tabella sottoposto a wavetable position modulation.

Niente di particolarmente esoterico; le “specialità sonore” escono fuori o quando sei in studio o quando fai lezione davanti al PC; dal vivo, senza laptop, bisogna correre.

Che dire?

Grazie per la tua disponibilità e cortesia. Non si può non essere tuoi fans!

Alla prossima! 

Symple Synth!

Il “Rumore Rosa” II Parte

Hidegard Westerkamp

Hidegard Westerkamp nasce a Osnabrück in Germania ed emigra in Canada nel 1968.

 Negli anni ’60 collabora con il World Soundscape Project istituito da Murray Schafer, noto per aver collegato la musica e l’ecologia, presso la Simon Fraser University a Burnaby, Vancouver.

Questi concetti sono sviluppati diffusamente in una pubblicazione di Schafer che si intitola Il paesaggio sonoro.

La prima parte dell’articolo a questo link https://www.simplesynth.com/il-rumore-rosa-2/

Chitarra Midi

chitarra midi

È una chitarra o un midi controller? È un midi controller che si usa come una chitarra? Ma posso usare altri suoni con la “Midi Guitar” ? Proprio così, ora possiamo suonare i preset dei nostri VST con una chitarra MIDI !

Ideali per imparare a suonare lo strumento, hanno un software dedicato che vi permetterà di apprendere l’uso di una chitarra in modo del tutto indipendente, potrete decidere come e quando seguire le lezioni oppure già sperimentare con programmi e plugin.

La chitarra midi è ideale per chi viaggia e per chi studia, per chi vuole iniziare a suonare la chitarra e per sperimentare nuovi metodi di produzione musicale avendo poco spazio. Immaginate di suonare dei pad suonando un accordo pieno, o eseguire delle linee di basso eseguendo una tecnica di Tapping su questo midi controller!